giovedì 20 giugno 2019

Qual è il vero specchio della Chiesa?

Troppo e troppo spesso ci lamentiamo della Chiesa. Vorremmo dipingerla a nostro piacimento, cancellare i suoi errori, bandirla perché così tentata e fragile. Basta con queste assurdità, mamma mia.
Cos'è, chi è la Chiesa veramente, te lo sei mai chiesto?
Non ci vuole troppa teologia, basta un po' di San Paolo (che francamente è bello da leggere anche se sei un convinto, come si dice?, anticlericale): la Chiesa è il corpo di Cristo. E chi è il corpo di Cristo?
La Chiesa non ha nessuno specchio, uno specchio riflette solo un'immagine. La Chiesa è più concreta.
Chi è il corpo?
Tu, che lo voglia o no, sei parte di questo, specialmente se hai ricevuto il Battesimo, sei esattamente un membro di quello che si definisce corpo di Cristo. E lo sei nella carne: nella tua storia, nelle tue giornate buone, nei tuoi dolori, nelle tue crisi e, assolutamente, anche e soprattutto nei tuoi peccati. Pensavi di non averne?
Anche il tuo vicino di casa, quello che proprio non sopporti perché ti mette le foglie secche sotto il tappeto, è parte di quel corpo, quindi partecipa, in modo diverso ma esattamente come e quanto te, di quel corpo. 
Quindi no, i preti non sono la Chiesa, o meglio lo sono esattamente tanto quanto te. Piuttosto ringraziali perché con i sacramenti te lo fanno pure vedere in carne ed ossa, diciamo.
Se vogliamo dirla con altre parole, la verità è che tutti siamo sulla faccia della terra con latitudini, culture e possibilità diverse (dalle mie parti si dice che stiamo tutti sotto lo stesso cielo), ma alla fine non cambia il destino, che è il medesimo per ciascuno.

Detto ciò, se la Chiesa sei tu, tua moglie, tuo figlio, il tuo vicino, sicuramente qualcuno a cui vorrai (anche) un pochino di bene ogni tanto, davvero la bandiresti?
Bandiresti te stesso, dipingendoti a tuo piacimento (alza la mano, o scaglia la prima pietra, se davvero riesci a migliorarti subito, nel lasso di tempo di uno schiocco di dita... oppure mi sa che in realtà fai davvero fatica a cambiare? Già: esattamente come tutti gli altri), cancellando i tuoi errori, odiando te stesso perché sei così tentato e fragile?

È chiaro: chi non vorrebbe una Chiesa senza tangenti e preti che danno scandalo? Nessuno.
Ma TU, quel tuo vizio, stai davvero provando a togliertelo?
E pensare che a Dio basterebbe solo questo: che il nostro miglioramento lo desiderassimo.

venerdì 15 marzo 2019

Infinito

E' mattina, sono in piedi perché in mente circolano dei pensieri così dolci e intimi da non farmi avere voglia di continuare a dormire. Mi vesto, stringo il cardigan al petto ed esco dalla porta: che aria di sole.
Le mattine della primavera sono poco fredde, i raggi ti scaldano i vestiti. Alzi lo sguardo e ti perdi nella profondità azzurra. Mio Dio, ma che ci sarà là dietro?
Sono trepidante, l'aria è così leggera. Che aria, che aria.
Come adoro camminare tra le strade silenziose del mio quartiere colorato. E' così bello tutto illuminato, caldo. L'asfalto è lineare e sicuro, mi piace quando è stato fatto da poco. Ho il cuore lieto e in questo momento niente può distogliermi da questo sorriso profondo.
A volte i cani che abbaiano mi infastidiscono nella quiete: possibile che non sentono la mia serenità? Eppure da bambina ho sentito dire che i cani capiscono tutto anche se non gli dici niente. A volte provo ancora a trasmettergli la calma con la forza del pensiero, ma mi sa che non è così che funziona.
Sorrido da sola, è troppo bello passeggiare su questa strada. Questo enorme campo verde accesissimo mi fa sentire piena di natura e di casa. Oltre c'è l'aeroporto, quindi non è difficile immaginare spazi infiniti e mondi lontani.
Quanto è verde questo verde e quanto è blu questo blu! Li vedrò per sempre, non posso dimenticare il motivo che mi aveva spinto ad andare quell'anno proprio in Irlanda.
Quanto ho avuto dalla vita. Potrò mai ringraziarti abbastanza?
Sei dolce, mio soldato, a darmi queste belle cose da vedere e assaporare, non posso brontolare davanti a una realtà così.
Che sensazione passare da questa strada, lungo il muretto a secco della villa con gli alberi più alti del paese. Quando c'è silenzio e il vento soffia, è così travolgente il suono delle fronde che vorrei rimanere lì per sempre, metterci in mezzo una capanna con un letto caldo e fresco di bucato e ascoltare per sempre quel suono irripetibile.
Persino gli uccelli tacciono, è troppo calmo, che meraviglia.
Svolto un po' e mi percorro una strada molto lunga con gli alberi bassi e scuri, le ghiande ricoprono la strada. Le calpesto e fanno un rumore divertente. Vedo le macchine sfrecciare sulla via accanto, mi sento felice perché oggi non sto correndo da nessuna parte, non devo andare all'università e questa mattina qualcuno ha voluto regalarla solo a me.
E' infinito questo pezzo di giorno.

giovedì 14 marzo 2019

Quali diritti?

Sono una giovane di 24 anni (Mioddio, quasi 25) e, come molti giovani, io davvero non vedo l'ora di raggiungere quella linea che si chiama orizzonte per vedere oltre cosa c'è ed entrare finalmente nella splendida vocazione che il Signore ha pensato per me.
Tuttavia, ho molta paura.
La paura quella che ti strizza, che attanaglia ogni mio amico.
Le amiche, non ne parliamo. Sento dire a tante giovani donne di non desiderare nemmeno lontanamente un uomo, una famiglia, dei figli. Credono sia noioso, insoddisfacente e una mera schiavitù. Vuoi mettere con la libertà sessuale e una carriera fulgente?!
Ma che cavolo sta succedendo?
Mi batte il cuore, sudo freddo, le goccioline mi gelano la faccia: è terribile pensare all'amore vero oggi!
E se poi mi tradisce? E se lo tradisco io? Se non troviamo un lavoro stabile entro la data di nozze? Se ci esce un pargolo proprio quando aumenta la rata della macchina? Se lui va in crisi? Se io e i miei difetti dovessimo cozzare terribilmente con lui e i suoi? Se poi ci separiamo? Se la società e la cultura di massa hanno la meglio? Ma solo noi fremiamo a pensare di stringere un cucciolo tutto nostro?
ECCO LA INFIMA BUGIA: LA SOCIETA'!
IN CHE MONDO VIVIAMO?
Un mondo meccanico, fatto di robot e braccia che producono senza stancarsi, e producono ideali spenti e troppo sgonfi, ma soprattutto ansie e psicosi terribili.
Dimmelo, dimmelo se proprio tu che stai leggendo non ti sei mai sentito sfiduciato e depresso? Se proprio c'avevi l'angoscia perché quell'errore continuavi a farlo senza smettere mai e ogni volta che ti rialzavi sapevi che poi tanto lo avresti fatto di nuovo? Allora a quel punto, pure l'angoscia prendeva il sopravvento e tu perivi nel tuo lago di disistima.
Tu ti fai schifo, il mondo ti fa schifo.
Ma davvero ti sta bene una vita così? POF.
Ma non penso proprio!
Saranno ideali adolescenziali? Sarà che sono fidanzata da appena 9 mesi e non vediamo l'ora di sposarci, quindi sogniamo 'na vita felice illudendoci come due fessi? Sarà che la fede fa da anestetico e non ti fa vedere la verità mediocre che ti aspetta dietro l'angolo?
Io non credo nemmeno a questo.
La Verità, guarda un po', me l'ha annunciata proprio... il Vangelo? Sì, ma anche no.
Il fidanzamento con Simo? Sì, ma... anche no.
I gruppi di catto-bigotti? No e non ne ho mai frequentato uno, credo.
(Se vuoi vedere chi sono i giovani cattolici, vai al SOG o alla MARCIA.)
A me la Verità l'hanno detta gli adulti, le coppie e le suore felici.
Poi, più di tutti, me l'ha detta il mio cuore.
Sì, il mio cuore. La parte più profonda di me. Dove albergano sogni e speranze che se si avverassero morirei per il troppo amore e la troppa bellezza.
Io non voglio questa vita a metà.
Non la voglio una famiglia scassata.
Non voglio finire gli esami dati trascinandomi il fardello della pigrizia.
Non voglio un fidanzamento tanto per fare, che poi ci si lascia e almeno ci siamo divertiti.
Non voglio neanche un secondo di vita doppia.
Voglio la Verità e il diritto a questo punto per chiunque desideri la stessa cosa cessa di essere la carriera, (che pure ben venga), la casa (che poi se ce l'abbiamo non è così male), il sesso (a me piace solo se lo faccio da sposata...non vediamo l'ora!), l'aborto se scappa il pargolo.
Il diritto che pretendo è solo quella di sentirmi amata e perdonata a ogni bivio, per ogni scelta e in ogni sbaglio, voglio cadere e trovare una mano tesa per rialzarmi tante volte quanto sia necessario per superare l'ostacolo, e per avere questo ormai ho capito che non posso chiedere a nessuno, nemmeno a me stessa. Ma solo a Uno.

lunedì 19 settembre 2016

DOCAT e sussidi per i giovanissimi

Ero alla ricerca di alcuni validi sussidi che potessero accompagnare le mie riflessioni durante la programmazione degli incontri di catechismo. Esistono un mucchio di testi molto validi, reperibili nelle librerie religiose delle nostre città e in rete.

Ma io cercavo un quid, quel qualcosa in più utile a colmare i dubbi e le perplessità sollevati dai ragazzi durante gli incontri.

Faccio di proposito una digressione, per raccontare brevemente il meraviglioso mondo che abita la testa di questi adolescenti in piena fioritura!
Sì, di fioritura voglio adornarli, perché la loro coscienza è appunto questo: un meraviglioso fiore che tenta di crescere, di sbocciare, di costruirsi un gambo saldo nonostante la gravità e nonostante le intemperie.
Ho potuto osservarli e viverli attentamente durante le giornate di campo estivo dello scorso agosto. Sono rimasta davvero colpita da quello di cui sono capaci: questi ragazzi sono un tripudio di emozioni, vitalità, gioia e tenerezza. Sono carichi di una umanità e sensibilità di gran lunga lontana dalla sterilità degli adulti. I sogni che portano, le speranze che nutrono e i desideri che coltivano sono uno scrigno più che prezioso per noi grandi, che annaspiamo per poter ancora entusiasmarci.
Per questi ragazzi, dunque, intendo impegnarmi e spremermi fino in fondo.

Detto questo, ritorno alla scelta dei sussidi. Non bastano dei giochi, e le attività di conoscenza sono sicuramente poca cosa rispetto a quello che i cuori di questi ragazzi domandano. Durante gli incontri, spesso restano muti (esclusi i più schietti e coraggiosi!), ma il loro cuore batte forte sotto quella corazza che è il loro corpo. E io dico che hanno molto da chiedere! Mi sono caricata di cinque o sei libroni filosofico-etici per poter trovare insieme le risposte alle domande importanti che si pongono.

Cosa significa essere cristiani? La Chiesa come ci chiede di vivere la nostra sessualità? Come posso vivere senza ansia il sacramento della Riconciliazione? Come devo comportarmi con i miei amici atei? Come dovrei guardare ai miei amici omosessuali? Con distanza o con amore?
E la Bibbia cosa dice?
Hanno fame di Bibbia questi ragazzi! "Una meraviglia ai nostri occhi" (Sal 118,23).

Quindi, i testi saranno molti e tutti importanti.
In primis la Bibbia, di cui ogni ragazzo deve essere munito! La preghiera e la lectio saranno completamente basate sulla liturgia della Domenica.
Un atlante biblico è d'obbligo: senza il contesto storico, geografico e social-politico è difficile dare un senso alla Parola di Dio.
Il testo dell'Azione Cattolica per i giovanissimi, per organizzare delle attività più concrete e impegnare i ragazzi nella sequela e ricerca quotidiane.
Libri di storie di Bruno Ferrero, per i dulcis in fundo degli incontri.
La letteratura classica e contemporanea: qualsiasi libro è uno strumento di Dio. Qualsiasi.
Libri con risposte a domande etiche e filosofiche: fondamentali poco meno della Bibbia, perché i ragazzi fanno tantissime domande molto complicate, e il dovere del catechista è rispondere con puntualità, seguendo nella maniera più fedele possibile la dottrina cattolica.

Inoltre, cercavo un sistema per poter rendere più allegri strumenti come la Dottrina sociale della Chiesa e il Catechismo della Chiesa cattolica, anche questi importantissimi per gli incontri con gli adolescenti. E così ho scoperto che il 9 Settembre è uscito un coloratissimo libro: il Docat! Questo testo è incredibile, davvero un concentrato esaustivo di quelle domande che i ragazzi rivolgono a se stessi per comprendere il loro modo di agire. "Sì, siamo cattolici. Ma allora cosa dobbiamo fare?". Niente di meno che adattissimo all'applicazione sociale di quanto ascoltiamo da Dio attraverso la sua Parola. Voluto da papa Francesco in persona, che ne ha curato la premessa.
E poi c'è anche Youcat! Ancora meglio: un libro firmato da papa Benedetto XVI, per parlare ai giovani del Catechismo della Chiesa cattolica senza la noia e la pesantezza del testo standard. Mi si sono rizzati i capelli dalla felicità quando ne ho scoperto l'esistenza!

Buon cammino a tutti! Che la nostra Stella stenda il suo manto sul percorso di fede dei ragazzi delle nostre comunità!





Ricominciare a settembre: il catechismo e gli impegni

A settembre l'estate muore, ma noi occidentali quasi rinasciamo. Si conclude un ciclo, si ritorna dal "letargo estivo" delle vacanze. Ci si rimette in gioco. La scuola per i giovanissimi del mio gruppo è cominciata, come anche la fatica del secondo anno di scuola media dei ragazzi che seguo insieme a Maria, che quest'anno riceveranno lo Spirito e confermeranno con gioia il loro appartenere alla comunità cattolica.

Tutto si risveglia e gli impegni non tardano ad invaderci completamente.
Ma non dobbiamo lasciarci attraversare dalle giornate di settembre senza dare loro un senso, lasciandoci trascinare dalla noia!
Le giornate scandite, gli impegni e la prolissità delle cose da fare potrebbero allontanarci da quell'obiettivo che da solo vale per una vita: il cammino incontro al Signore.
Ogni evento, ogni accidente, ogni stranezza, sono segni della sua presenza, e non è il caso che sciupiamo la vita, suo dono prezioso, percorrendola con la superficialità dell'inerzia!

Rischiamo, incastrandoci nella noia dello scorrere del tempo, di perdere davvero il senso profondo che ci spinge a scegliere uno sport, a lavorare per i nostri figli, ad impegnarci per il sociale; insomma, a seguire un cammino.
Non giova affatto scegliere un programma di vita senza prima esserci interrogati sull'obiettivo, sul senso e sulla storia che vogliamo raccontare con quel determinato impegno.
La frenesia, soprattutto, non deve soffocare le nostre vite, non deve riempire i vuoti di un'esistenza poco pensata, poco approfondita. Ogni desiderio profondo del nostro cuore va ascoltato, e va cullato ogni giorno!

Per finire, aggiungo la cosa più importante: non manchi mai, nemmeno per un giorno, l'ENTUSIASMO, la favola nei nostri occhi, la gioia e l'euforia per quello che facciamo.
In greco, si tratta nientepopodimeno dell'enthousiázein, dell' ‘essere posseduto dalla divinità’, avendo 'en theos', Dio dentro di sé.

Nessuna ansia, nessuna paura, nessuna superficialità dovrebbero spegnere questa bellezza dell'intenzione. E, soprattutto, sarebbe davvero benefico se potessimo raccogliere noi stessi in uno spazio e un tempo di silenzio, almeno una volta al mese, per recuperare il pensiero dell'intuizione, la spinta del desiderio che ci ha condotto al punto in cui ci troviamo ora. E riconfermare, con la gioia della perseveranza, le scelte d'amore fatte al principio.

Mi aspetto grandi cose dal percorso che comincerà venerdì con il mio gruppo di giovanissimi: una vera e propria missione di gioia ci attende! Noi non faremo aspettare il nostro Gesù...

Buon anno a tutti!

martedì 16 giugno 2015

L'informazione difficile: comunicazione e media, come informarsi

Una riflessione di questa mattina (una riflessione da molti anni feconda tra i miei pensieri, a dire il vero) è maturata in un post: si tratta di una domanda. Ancora una volta un dubbio circa il modo in cui l'informazione mediatica di tv, giornali e social riesce ad essere compresa da quanti (laureati, diplomati, lavoratori) si accingono ad informarsi circa gli accadimenti della giornata, per quelle notizie che riguardano gli eventi e le dinamiche di ogni luogo del mondo. Si tratta della classe media, ma anche dei poveri e degli analfabeti, che sono (ahimè) in aumento nel nostro Paese.
L'informazione, insomma, giunge a noi da ogni luogo, in maniera assolutamente dinamica e veloce, imprevedibile, incomprensibile, per via telematica e non.
Tv e radio lavorano su poche notizie (scelte in base a criteri a dir poco opinabili), tramite talk show e programmi guardati da chiunque, sviscerando con stillicidio quotidiano i dettagli delle vicende di cronaca e di politica, e solo e soltanto quelle vicende che possano centrare il cuore e i neuroni a specchio di quella fetta (grande) di popolazione pronta all'empatia e al pietismo sociale.
Ecco, e il resto è noia!

Data questa premessa, le domande sorgono spontanee!

Quanto può effettivamente definirsi buona la qualità delle informazioni che ci vengono propinate?

Quanto siamo capaci di discernere con giusto senso critico quello che leggiamo o che sentiamo presso gli organi d'informazione?

Cosa conta davvero sapere?

E' possibile informarsi in modo adeguato?

Per fortuna, una speculazione attenta può fornire risposte positive a questi interrogativi. Purtroppo, allo stato attuale della comunicazione, il "brodo" eterogeneo - anzi: le mitraglie di notizie, - sembrano raggiungerci con violenza e innumerevoli. La quantità di bombardate informazioni di dubbia qualità ci investono e noi, spiazzati, ci ritroviamo incapaci di affrontare le perplessità che questo tipo di meccanismi suscitano.
Ecco, prima di illustrarvi la soluzione, vorrei tornare a chiarire gli aspetti negativi della comunicazione, la quale, anziché nostra alleata, rischiamo di considerarla nostra temibile nemica.

Innanzi tutto, ciò che ho descritto nelle righe precedenti rileva un problema: sta crescendo la 'paura' d'informarsi. Ci è scomodo impiegare tempo e cognizione per capire il mondo che abitiamo, dunque preferiamo la soluzione più semplice: smettere di farlo.
Invece, sarebbe bene provare a fare pace con un po' di sano amor proprio e placare per qualche minuto il naufragio nelle dolci acque dell'ignoranza.
La soluzione per evitare la nostra deriva c'è, non allarmatevi e non spegnetevi: DOVETE AMARE LA VERITA'. Ecco. In realtà, è molto più semplice di ciò che sembra.
Armatevi di coraggio e pazienza e cominciate a riflettere. Tutto qui.

Poi, c'è dell'altro: il linguaggio dei giornalisti è totalmente incomprensibile. Arabo. Sentiamo il telegiornale distrattamente, senza capire nulla delle notizie. Tutto ciò che ci rimane sono informazioni vaghe e generali circa accadimenti tristi, che inducono bile, che ci lasciano arrabbiati e amareggiati, ma anche impotenti e irritati.
La soluzione in questo caso è cambiare fonte d'informazione e scegliere la più semplice per noi.
Abbiamo vasta scelta: la fulminea minimalistica di Twitter, la intellettualistica e specialistica di quotidiani e riviste (spero non amiate il gossip), la approfondita dei libri, che sviluppano una letteratura sempre più realistica e rivolta a quanti abbiano sete di comprensione.



Concluderei con ciò che vi ho promesso circa 15-20 righe fa: la soluzione.
Ebbene, cari lettori, la cosa è sottile, ma non laboriosa. Abbiamo sotto gli occhi la soluzione ai nostri problemi sociali. Sarà difficile trovare una soluzione ai pasticci
di natura economica o pratica, ma noi siamo molto di più. Noi possiamo far leva su molte risorse umane che vanno riscoperte e adoperate. Sì, perché certe energie non esauriscono, a differenza del petrolio e della carta-moneta.
Quindi, per prima cosa cercate di sciogliervi dalla disperazione del vivere una vita di 'crisi' totale e spegnete ansie e cellulari. Ora cominciate a riflettere.
Ecco, già siete nel cambiamento. Guardate in voi stessi, guardate negli occhi degli altri. E cercate di CAPIRE. Abbiate voglia e pazienza di comprendere.
Scoprirete di nuovo la "bellezza", di cui la crisi ci ha privati, e ricomincerete a goderne.
Prendete la mano al vostro partner e 'sentitelo', riprendete in mano le relazioni sociale e l'AMORE. Amate tantissimo la vita e le persone, e non i soldi o la paura delle bollette. Non gli ansiolitici e la paura del futuro. Ma è l'AMORE CHE PUO' SALVARE IL MONDO.

Questa è una soluzione di carattere generale. Coltivare diversità e intessere relazioni sociali ci salva, senza dubbio.
Per quanto riguarda l'informazione, il titolo del post, trova soluzione proprio in quello che ho appena finito di dirvi. Forza comune e riflessione rivoluzioneranno il degrado e ci riarmeremo della forza della vita.





venerdì 12 giugno 2015

L'incontro con gli scrittori: le risposte di D'Avenia

L'incontro con gli scrittori del nostro cuore è essenziale nella vita di un lettore. Ogni storia genera quesiti, fa sorgere dei problemi. Le chiamo "urgenze dell'individuo", quelle domande 'da non dormirci la notte', che un libro evoca inevitabilmente, già alla prima pagina, quella che introduce alla mirabile avventura della lettura. Questi dubbi necessitano di risposte, e il web è la sorgente più viva per la quale un lettore può assetarsi.

Uno dei migliori scrittori attualmente in circolazione, nonché mitico professore di liceo, risponde con una certa tempestività al richiamo dei suoi lettori appassionati. Sì, perché Alessandro D'Avenia è stato in grado di costruire, con l'aiuto di fan e alunni, il ponte che ha finalmente accorciato la distanza tra colui che scrive e coloro che leggono, tra la sorgente e i 'contadini' (agricoltori dell'anima) assetati.
Il blog gestito dal professore permette a fan, insegnanti, lettori, genitori, studenti, insomma, a tutti gli 'agricoltori dell'anima', di trovare risposta alle grandi urgenze che il vivere quotidiano comporta.
http://profduepuntozero.it

Voglio riportare con questo post la mia intima e profonda esperienza.

"Prof. D’Avenia, volevo in qualche modo far arrivare a lei questa mia riflessione. Mi perdoni (lo chiedo sinceramente) il pazzesco off-topic, ma la pubblicazione di questa riflessione proviene da un’urgenza profonda di condivisione di un messaggio, nonostante abbia ormai 21, non sono più una liceale, bensì studentessa (che parola impegnativa) di Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche, presso l’Università di Bari.
Il seguente è un mio pensiero di stamattina.
In questo momento sono nella mia camera, con la faccia e le lacrime sul libro, a faticare duramente nello studio approfondito di qualcosa che nella vita molto probabilmente non mi servirà. E’ dura, durissima. La fatica di un esame è davvero un’impresa (oserei dire anche eroica), soprattutto quando ci si sente infinitamente stanchi e immensamente scoraggiati dall’idea dell’incertezza, dal dubbio sul futuro. In questi momenti, la testa parte e da questa sgorga una fiumana di pensieri e riflessioni molto profondi, profondamente umani. Nei momenti come questo, il mio pensiero va ai miei professori del liceo, che ho amato in maniera viscerale. Penso a loro ogni giorno, e ogni giorno ricordo il sostegno che mi hanno dato e le cose meravigliose sulla vita che mi hanno insegnato. Un ponte di amore vero tiene unita la mia anima che cresce all’insaziabile sete di conoscenza che da loro ho ereditato. Ed anche se ora sono su quei libri che ho amato più di me stessa, invasa dalla tremenda paura che potrei non farcela, io so che la passione per il vero sapere non sfiorirà mai. Grazie a voi, miei cari professori.
Concludo la riflessione in cui ho svelato parte delle mie debolezze al pubblico: desidero un’università diversa. Sogno una sorgente accademica migliore, in cui ogni studente possa davvero coltivare se stesso e le soluzioni per la società, che ha tanto bisogno di menti calde. Bramo una scuola umana, dove si formino individui veri, per la quale non ci si debba bloccare per mere nozioni che andranno certamente dimenticate e potrebbero non dare alcun frutto.
Un grazie quanto più sincero possibile va a coloro i quali credono in me e nella giovinezza. Auguro a noi giovani adulti di guardare sempre avanti, o anche in alto se si può, e di fare ogni giorno del coraggio e della pazienza le nostre più potenti virtù.
Ringrazio infinitamente e rivolgo a lei i miei più sinceri auguri per la vita. Si merita tutta la mia stima. 
Federica Cristina Nettis"

La risposta è stata questa:

"Cara Federica, sono momenti che tutti attraversiamo nel nostro percorso. Si abbandona una forma di vita e se ne assume un’altra che, essendo ancora ignota, fa paura, ci mette in pericolo. Vorremmo tornare indietro, regredire, ma il ritmo della vita si esplica dall’interno verso l’esterno, da stadi più superficiali a più profondi. Accogli questa crisi e affrontala. Il tuo futuro lo costruirai giorno per giorno. Quanto al sistema non aspettare che cambi, resteresti delusa. Cerca i professori che già fanno quello che aneli. Per il resto prima esci dall’università, prima guarisci dall’autoreferenzialità di quel sistema, ma tu diventa bravissima nel tuo campo. Per te e per i tuoi futuri “pazienti”."

L'augurio più sentito lo voglio fare al mondo: che la società in cui viviamo possa continuare a risplendere grazie alla luce di persone come lui e come tanti altri, che rendono bella ed immortale questa immensa vita.

Qual è il vero specchio della Chiesa?

Troppo e troppo spesso ci lamentiamo della Chiesa. Vorremmo dipingerla a nostro piacimento, cancellare i suoi errori, bandirla perché così t...