martedì 16 giugno 2015

L'informazione difficile: comunicazione e media, come informarsi

Una riflessione di questa mattina (una riflessione da molti anni feconda tra i miei pensieri, a dire il vero) è maturata in un post: si tratta di una domanda. Ancora una volta un dubbio circa il modo in cui l'informazione mediatica di tv, giornali e social riesce ad essere compresa da quanti (laureati, diplomati, lavoratori) si accingono ad informarsi circa gli accadimenti della giornata, per quelle notizie che riguardano gli eventi e le dinamiche di ogni luogo del mondo. Si tratta della classe media, ma anche dei poveri e degli analfabeti, che sono (ahimè) in aumento nel nostro Paese.
L'informazione, insomma, giunge a noi da ogni luogo, in maniera assolutamente dinamica e veloce, imprevedibile, incomprensibile, per via telematica e non.
Tv e radio lavorano su poche notizie (scelte in base a criteri a dir poco opinabili), tramite talk show e programmi guardati da chiunque, sviscerando con stillicidio quotidiano i dettagli delle vicende di cronaca e di politica, e solo e soltanto quelle vicende che possano centrare il cuore e i neuroni a specchio di quella fetta (grande) di popolazione pronta all'empatia e al pietismo sociale.
Ecco, e il resto è noia!

Data questa premessa, le domande sorgono spontanee!

Quanto può effettivamente definirsi buona la qualità delle informazioni che ci vengono propinate?

Quanto siamo capaci di discernere con giusto senso critico quello che leggiamo o che sentiamo presso gli organi d'informazione?

Cosa conta davvero sapere?

E' possibile informarsi in modo adeguato?

Per fortuna, una speculazione attenta può fornire risposte positive a questi interrogativi. Purtroppo, allo stato attuale della comunicazione, il "brodo" eterogeneo - anzi: le mitraglie di notizie, - sembrano raggiungerci con violenza e innumerevoli. La quantità di bombardate informazioni di dubbia qualità ci investono e noi, spiazzati, ci ritroviamo incapaci di affrontare le perplessità che questo tipo di meccanismi suscitano.
Ecco, prima di illustrarvi la soluzione, vorrei tornare a chiarire gli aspetti negativi della comunicazione, la quale, anziché nostra alleata, rischiamo di considerarla nostra temibile nemica.

Innanzi tutto, ciò che ho descritto nelle righe precedenti rileva un problema: sta crescendo la 'paura' d'informarsi. Ci è scomodo impiegare tempo e cognizione per capire il mondo che abitiamo, dunque preferiamo la soluzione più semplice: smettere di farlo.
Invece, sarebbe bene provare a fare pace con un po' di sano amor proprio e placare per qualche minuto il naufragio nelle dolci acque dell'ignoranza.
La soluzione per evitare la nostra deriva c'è, non allarmatevi e non spegnetevi: DOVETE AMARE LA VERITA'. Ecco. In realtà, è molto più semplice di ciò che sembra.
Armatevi di coraggio e pazienza e cominciate a riflettere. Tutto qui.

Poi, c'è dell'altro: il linguaggio dei giornalisti è totalmente incomprensibile. Arabo. Sentiamo il telegiornale distrattamente, senza capire nulla delle notizie. Tutto ciò che ci rimane sono informazioni vaghe e generali circa accadimenti tristi, che inducono bile, che ci lasciano arrabbiati e amareggiati, ma anche impotenti e irritati.
La soluzione in questo caso è cambiare fonte d'informazione e scegliere la più semplice per noi.
Abbiamo vasta scelta: la fulminea minimalistica di Twitter, la intellettualistica e specialistica di quotidiani e riviste (spero non amiate il gossip), la approfondita dei libri, che sviluppano una letteratura sempre più realistica e rivolta a quanti abbiano sete di comprensione.



Concluderei con ciò che vi ho promesso circa 15-20 righe fa: la soluzione.
Ebbene, cari lettori, la cosa è sottile, ma non laboriosa. Abbiamo sotto gli occhi la soluzione ai nostri problemi sociali. Sarà difficile trovare una soluzione ai pasticci
di natura economica o pratica, ma noi siamo molto di più. Noi possiamo far leva su molte risorse umane che vanno riscoperte e adoperate. Sì, perché certe energie non esauriscono, a differenza del petrolio e della carta-moneta.
Quindi, per prima cosa cercate di sciogliervi dalla disperazione del vivere una vita di 'crisi' totale e spegnete ansie e cellulari. Ora cominciate a riflettere.
Ecco, già siete nel cambiamento. Guardate in voi stessi, guardate negli occhi degli altri. E cercate di CAPIRE. Abbiate voglia e pazienza di comprendere.
Scoprirete di nuovo la "bellezza", di cui la crisi ci ha privati, e ricomincerete a goderne.
Prendete la mano al vostro partner e 'sentitelo', riprendete in mano le relazioni sociale e l'AMORE. Amate tantissimo la vita e le persone, e non i soldi o la paura delle bollette. Non gli ansiolitici e la paura del futuro. Ma è l'AMORE CHE PUO' SALVARE IL MONDO.

Questa è una soluzione di carattere generale. Coltivare diversità e intessere relazioni sociali ci salva, senza dubbio.
Per quanto riguarda l'informazione, il titolo del post, trova soluzione proprio in quello che ho appena finito di dirvi. Forza comune e riflessione rivoluzioneranno il degrado e ci riarmeremo della forza della vita.





venerdì 12 giugno 2015

L'incontro con gli scrittori: le risposte di D'Avenia

L'incontro con gli scrittori del nostro cuore è essenziale nella vita di un lettore. Ogni storia genera quesiti, fa sorgere dei problemi. Le chiamo "urgenze dell'individuo", quelle domande 'da non dormirci la notte', che un libro evoca inevitabilmente, già alla prima pagina, quella che introduce alla mirabile avventura della lettura. Questi dubbi necessitano di risposte, e il web è la sorgente più viva per la quale un lettore può assetarsi.

Uno dei migliori scrittori attualmente in circolazione, nonché mitico professore di liceo, risponde con una certa tempestività al richiamo dei suoi lettori appassionati. Sì, perché Alessandro D'Avenia è stato in grado di costruire, con l'aiuto di fan e alunni, il ponte che ha finalmente accorciato la distanza tra colui che scrive e coloro che leggono, tra la sorgente e i 'contadini' (agricoltori dell'anima) assetati.
Il blog gestito dal professore permette a fan, insegnanti, lettori, genitori, studenti, insomma, a tutti gli 'agricoltori dell'anima', di trovare risposta alle grandi urgenze che il vivere quotidiano comporta.
http://profduepuntozero.it

Voglio riportare con questo post la mia intima e profonda esperienza.

"Prof. D’Avenia, volevo in qualche modo far arrivare a lei questa mia riflessione. Mi perdoni (lo chiedo sinceramente) il pazzesco off-topic, ma la pubblicazione di questa riflessione proviene da un’urgenza profonda di condivisione di un messaggio, nonostante abbia ormai 21, non sono più una liceale, bensì studentessa (che parola impegnativa) di Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche, presso l’Università di Bari.
Il seguente è un mio pensiero di stamattina.
In questo momento sono nella mia camera, con la faccia e le lacrime sul libro, a faticare duramente nello studio approfondito di qualcosa che nella vita molto probabilmente non mi servirà. E’ dura, durissima. La fatica di un esame è davvero un’impresa (oserei dire anche eroica), soprattutto quando ci si sente infinitamente stanchi e immensamente scoraggiati dall’idea dell’incertezza, dal dubbio sul futuro. In questi momenti, la testa parte e da questa sgorga una fiumana di pensieri e riflessioni molto profondi, profondamente umani. Nei momenti come questo, il mio pensiero va ai miei professori del liceo, che ho amato in maniera viscerale. Penso a loro ogni giorno, e ogni giorno ricordo il sostegno che mi hanno dato e le cose meravigliose sulla vita che mi hanno insegnato. Un ponte di amore vero tiene unita la mia anima che cresce all’insaziabile sete di conoscenza che da loro ho ereditato. Ed anche se ora sono su quei libri che ho amato più di me stessa, invasa dalla tremenda paura che potrei non farcela, io so che la passione per il vero sapere non sfiorirà mai. Grazie a voi, miei cari professori.
Concludo la riflessione in cui ho svelato parte delle mie debolezze al pubblico: desidero un’università diversa. Sogno una sorgente accademica migliore, in cui ogni studente possa davvero coltivare se stesso e le soluzioni per la società, che ha tanto bisogno di menti calde. Bramo una scuola umana, dove si formino individui veri, per la quale non ci si debba bloccare per mere nozioni che andranno certamente dimenticate e potrebbero non dare alcun frutto.
Un grazie quanto più sincero possibile va a coloro i quali credono in me e nella giovinezza. Auguro a noi giovani adulti di guardare sempre avanti, o anche in alto se si può, e di fare ogni giorno del coraggio e della pazienza le nostre più potenti virtù.
Ringrazio infinitamente e rivolgo a lei i miei più sinceri auguri per la vita. Si merita tutta la mia stima. 
Federica Cristina Nettis"

La risposta è stata questa:

"Cara Federica, sono momenti che tutti attraversiamo nel nostro percorso. Si abbandona una forma di vita e se ne assume un’altra che, essendo ancora ignota, fa paura, ci mette in pericolo. Vorremmo tornare indietro, regredire, ma il ritmo della vita si esplica dall’interno verso l’esterno, da stadi più superficiali a più profondi. Accogli questa crisi e affrontala. Il tuo futuro lo costruirai giorno per giorno. Quanto al sistema non aspettare che cambi, resteresti delusa. Cerca i professori che già fanno quello che aneli. Per il resto prima esci dall’università, prima guarisci dall’autoreferenzialità di quel sistema, ma tu diventa bravissima nel tuo campo. Per te e per i tuoi futuri “pazienti”."

L'augurio più sentito lo voglio fare al mondo: che la società in cui viviamo possa continuare a risplendere grazie alla luce di persone come lui e come tanti altri, che rendono bella ed immortale questa immensa vita.

L'università autoreferenziale

In questo momento sono nella mia camera, con la faccia e le lacrime sul libro, a faticare duramente nello studio approfondito di qualcosa che nella vita molto probabilmente non mi servirà. E' dura, durissima. La fatica di un esame è davvero un'impresa (oserei dire anche eroica), soprattutto quando ci si sente infinitamente stanchi e immensamente scoraggiati dall'idea dell'incertezza, dal dubbio sul futuro. In questi momenti, la testa parte e da questa sgorga una fiumana di pensieri e riflessioni molto profondi, profondamente umani. Nei momenti come questo, il mio pensiero va ai miei professori del liceo, che ho amato in maniera viscerale. Penso a loro ogni giorno, e ogni giorno ricordo il sostegno che mi hanno dato e le cose meravigliose sulla vita che mi hanno insegnato. Un ponte di amore vero tiene unita la mia anima che cresce all'insaziabile sete di conoscenza che da loro ho ereditato. Ed anche se ora sono su quei libri che ho amato più di me stessa, invasa dalla tremenda paura che potrei non farcela, io so che la passione per il vero sapere non sfiorirà mai. Grazie a voi, miei cari professori.
Concludo la riflessione in cui ho svelato parte delle mie debolezze al pubblico: desidero un'università diversa. Sogno una sorgente accademica migliore, in cui ogni studente possa davvero coltivare se stesso e le soluzioni per la società, che ha tanto bisogno di menti calde. Bramo una scuola umana, dove si formino individui veri, per la quale non ci si debba bloccare per mere nozioni che andranno certamente dimenticate e potrebbero non dare alcun frutto.
Un grazie quanto più sincero possibile va a coloro i quali credono in me e nella giovinezza.

Qual è il vero specchio della Chiesa?

Troppo e troppo spesso ci lamentiamo della Chiesa. Vorremmo dipingerla a nostro piacimento, cancellare i suoi errori, bandirla perché così t...