venerdì 12 giugno 2015

L'università autoreferenziale

In questo momento sono nella mia camera, con la faccia e le lacrime sul libro, a faticare duramente nello studio approfondito di qualcosa che nella vita molto probabilmente non mi servirà. E' dura, durissima. La fatica di un esame è davvero un'impresa (oserei dire anche eroica), soprattutto quando ci si sente infinitamente stanchi e immensamente scoraggiati dall'idea dell'incertezza, dal dubbio sul futuro. In questi momenti, la testa parte e da questa sgorga una fiumana di pensieri e riflessioni molto profondi, profondamente umani. Nei momenti come questo, il mio pensiero va ai miei professori del liceo, che ho amato in maniera viscerale. Penso a loro ogni giorno, e ogni giorno ricordo il sostegno che mi hanno dato e le cose meravigliose sulla vita che mi hanno insegnato. Un ponte di amore vero tiene unita la mia anima che cresce all'insaziabile sete di conoscenza che da loro ho ereditato. Ed anche se ora sono su quei libri che ho amato più di me stessa, invasa dalla tremenda paura che potrei non farcela, io so che la passione per il vero sapere non sfiorirà mai. Grazie a voi, miei cari professori.
Concludo la riflessione in cui ho svelato parte delle mie debolezze al pubblico: desidero un'università diversa. Sogno una sorgente accademica migliore, in cui ogni studente possa davvero coltivare se stesso e le soluzioni per la società, che ha tanto bisogno di menti calde. Bramo una scuola umana, dove si formino individui veri, per la quale non ci si debba bloccare per mere nozioni che andranno certamente dimenticate e potrebbero non dare alcun frutto.
Un grazie quanto più sincero possibile va a coloro i quali credono in me e nella giovinezza.

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